Verein von Altertumsfreunden im Rheinlande

 

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Inhalt BJb 213 2013

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Zusammenfassung

 

Oliver Schipp
Sklaven und Freigelassene im Mainz der römischen Kaiserzeit

Resümee. Unfreie sind im römischen Mainz in den ersten beiden nachchristlichen Jahrhunderten vielfach inschriftlich nachgewiesen, im dritten Jahrhundert aber werden epigraphische Zeugnisse seltener, ähnlich wie in anderen Grenzprovinzen. Dafür gibt es mehrere Grunde. Die Anzahl der Sklaven durfte in der Hohen Kaiserzeit generell gesunken sein. Mit dem Truppenabzug am Ende des ersten Jahrhunderts schwand in Mainz der Anteil mediterraner Bevölkerung und damit auch die Zahl der Unfreien, denn die meisten von ihnen standen in Diensten von Domini oder Patronen aus Italien. Einheimische Herren setzten außerdem nur selten Grabsteine fur ihre Unfreien und umgekehrt. Nicht zuletzt wurden nach dem zweiten Jahrhundert weniger Grabsteine gesetzt, und dort ist der Status von Sklaven und Freigelassene häufig angegeben, während der Rang bei Weihesteinen, einer häufiger werdenden Inschriftengattung, nur selten erwähnt ist. Unter deren Stiftern kann bisher kein einheimischer Dedikant sicher nachgewiesen werden.

Summary. There is a lot of epigraphic evidence of unfree persons living in Roman Mayence during the first two centuries A. D., but their number decreased in the third century, similar to the situation in other border provinces. Reasons may be the general decline in the number of slaves in the High Imperial period; with the troop withdrawal at the end of the first century the Mediterranean part of the population of Mainz diminished, and consequently the number of slaves and freedmen, most of them serving domini or patrons from Italy. Indigenous masters seldom erected tombstones for their slaves, and vice versa. Besides, tombstones, which often name the status of the slave or freedman, were less common after the second century. But on the growing number of dedication stones the status is rarely mentioned. No indigenous dedicator has yet been verified.

Résumé. La presenza di schiavi a Magonza in epoca romana è comprovata da numerose iscrizioni relative ai primi due secoli dell’Impero, ma nel terzo secolo le testimonianze epigrafiche diventano più rare, fenomeno noto anche in altre Province prossime ai confini. Diverse le ragioni a monte di questo fenomeno. Se da un lato il numero degli schiavi probabilmente andò in generale diminuendo nell’alto periodo imperiale, dall’altro a Mogontiacum esso si ridusse soprattutto perche, con il ritiro delle truppe alla fine del primo secolo, andò scomparendo anche la componente mediterranea della popolazione e di conseguenza diminuì anche il numero degli schiavi e liberti, la maggior parte dei quali era al servizio di persone provenienti dall’Italia. I domini locali non erano inoltre soliti porre delle lapidi per i loro schiavi, come anche viceversa. Bisogna inoltre considerare, che in generale dalla fine del secondo secolo vennero poste in opera meno lapidi tombali, sulle quali però viene spesso indicato il rango di schiavo o liberto del defunto. Nel caso invece delle dediche, una classe epigrafica, che in questo periodo si fa sempre più numerosa, si cita lo status solo raramente. Tra i dedicanti non se ne trova nessuno locale, che possa essere documentato con sicurezza.



 

 

 

 

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30.04.2009